Intervista a Pilar

Scritto da il 22 Maggio 2014

 

Pilar è Ilaria Patassini: cantante, autrice, attrice, romana, brava, bella. Nella sua musica si sente forte la tradizione popolare, ma anche la sperimentazione personale e la contemporaneità. Nel 2007 pubblica il suo primo album Femminile Singolare, e nel 2011 arriva Sartoria Italiana Fuori Catalogo, con la direzione artistica di Pilar ma anche di Bungaro e con la produzione e gli arrangiamenti di Toni Canto. Ha composto anche colonne sonore per il cinema e la televisione. Pilar ama l’autunno, i frutti di stagione, i boschi della Borgogna, la prua della barche a vela e le parole che la rincorrono.

Ecco cosa ci ha detto di sé.

Da sempre mi piace immaginare il rapporto di un musicista con la propria musica come una storia d’amore. Com’è iniziata la relazione sentimentale con la tua musica?

Non ho memoria di un inizio, la musica c’è sempre stata. Diciamo che è contemporaneamente all’emissione dei primi suoni che è arrivato il canto.

Come cantante e autrice, qual è stato – e qual è – il tuo rapporto con i compromessi?

Contradditorio, pesato. E comunque dipende sempre dalla natura del compromesso: alcuni sono inaccettabili, altri possono migliorare anche la qualità artistica.

Ti è capitato spesso di essere costretta ad arrangiarti, durante la tua crescita artistica?

Diciamo che l’arrangiarsi è intrinsecamente dato in dotazione a chiunque voglia lavorare nella creatività, ma è una caratteristica che dovrebbe essere preponderante per lo più nel periodo iniziale della gavetta.

Mi sveli la tua personale ricetta per un perfetto “arrangiarsi”? Ingredienti indispensabili e dosi.

Dosi singole di pazienza, lucidità, gioco di squadra, sorrisi, condivisione del problema, ottimizzazione delle risorse, fermezza, e poi tre posaceneri, quantità industriali di caffè, molte ore piccole. Ma, il tutto, mai durante i pasti (e soprattutto non agitare i prodotti dopo l’uso, specialmente i posaceneri).

Palla di vetro alla mano: cos’altro avresti fatto se non avessi deciso di diventare una cantante?

Certe cose in realtà non si decidono, accadono e basta, ma se non avessi fatto la cantante mi sarebbe piaciuto scrivere o fare un mestiere in contatto costante con la natura, in ogni caso sono affascinata dai mestieri artigianali e dalla trasformazione manuale delle materie prime. In sintesi: avrei voluto essere una scrittrice e abitare nella dependance di un ristorante biologico del ragusano.

Spero mi aiuterai ad abbattere un luogo comune. Proviamo. Nel “dietro le quinte” del mondo della musica, in quel backstage che a noi pubblico non è dato vedere, una musicista è costretta a dimostrare più di un musicista per essere riconosciuta e apprezzata, o hai riscontrato par condicio tra i due sessi?

Ci sono ancora delle disparità e dei luoghi comuni frutto di un retaggio culturale ancora fortissimo, ma è un problema che non riguarda solo il mondo della musica e non solo il nostro Paese. Diciamo che c’è un’immagine stilizzata del femminile che ancora si pensa  “funzioni” (come si dice in gergo) o che sia per l’appunto “funzionale”. La strada verso una normalità che faccia liberamente esprimere la natura dei singoli a prescindere dal sesso ancora è lunga.

Posso chiederti di aprire solo per un attimo il cassetto dei sogni? Cosa ne esce fuori in questo momento della tua vita?

Sogno di potermi concedere il lusso della pausa, dell’abbandono del multitasking, sogno di potermi concentrare su una cosa e andarci a fondo prima di passare ad un’altra. La frammentazione di energie, oggi sempre più necessaria, è nefasta, in tutti i sensi.

Scontato immaginare che tra le tue maggiori passioni ci sia il tuo lavoro, la musica. Non credo sia uno di quei mestieri che si può intraprendere senza
trasporto. Ma cos’altro c’è, a fianco?

A fianco della musica c’è la ricerca della musica, intesa come espressività, condivisione, armonia, nei rapporti umani prima di tutto e poi nella curiosità delle storie che gli altri hanno da raccontarmi, nella spesa al mercato all’aperto, nello stare zitti ad ascoltare il vento in un bosco, nella necessità di sapere cosa succede al mondo.

Come ogni musicista che si rispetti, sei spesso itinerante. C’è un luogo – della tua casa, della tua città natale, del mondo – in cui ti senti più a tuo agio a scrivere la tua musica? E perché?

I miei testi, o le idee in generale, possono arrivare ovunque ma ad oggi direi che per me il luogo ideale è quello dove si possano trovare silenzio, una finestra esposta a est, non avere pensieri pratici di alcun tipo e che sia in una zona libera da wifi e cellulare. Esiste un posto così…?


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