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John Lennon – Il beatle più controverso e i suoi 80 anni

today9 Ottobre 2020 7

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Quando penso a John Lennon, vedo un artista integro, che non si sarebbe mai svenduto all’industria. Ha dato voce alla musica più vera, era un musicista completo. Quando penso a lui, vedo molta storia, molta forza e molta integrità.
Flea

John Lennon
Photo credit: WEB

John Lennon non sarebbe riuscito a passare inosservato neppure se avesse deciso di credere a sua zia Mimi quando gli ripeteva che la musica non gli avrebbe mai dato di che vivere. Personaggio schietto, a tratti spigoloso e mai banale. Tutto nella sua storia urla la parola leggenda, anche la sua morte avvenuta per mano di Mark David Chapman quarant’anni fa. Oggi, per celebrare i suoi ottant’anni, andremo a ripercorrere la sua carriera, ma senza perderci troppo negli anni beatlesiani. Un artista come lui va analizzato nella sua essenza, e non necessariamente nell’interezza della sua vita.

Tutto fuorché un ragazzino perbene

Perché questa precisazione nel cappelletto, vi chiederete. Beh, semplice: John Lennon è forse l’antitesi perfetta del “bravo ragazzo”, etichetta affibbiata ai Beatles degli esordi. Se il suo amico/rivale Paul McCartney, all’indomani dello scioglimento dei Fab Four, si è ritagliato una parte come cantautore elegante e un po’ pop – nell’accezione meno dispregiativa possibile -, John Lennon non ha mai lesinato l’apparire controverso, a tratti “sovversivo” – ci si passi il termine -. Le sue frasi lapidarie, i suoi toni poco garbati, i suoi pensieri e i suoi giudizi mai nascosti… tutto questo e molto altro, furono alla base persino del movente dietro il suo omicidio.

Un John Lennon ancora solo musicista

Il rock n’ roll era reale. Tutto il resto era irreale. Quando avevo quindici anni era l’unica cosa, tra tutte, che potesse arrivare a me.

Come un suo collega che non lo stimava più di tanto – Lou Reed -, John Lennon disse sempre di esser stato stregato dal rock n’ roll. Abbandonò i suoi sogni da artista di campagna per dedicarsi alla musica una volta conosciuti Chuck Berry, Elvis e Bill Haley. Forse fu per questa ragione che nella prima parte della sua carriera, l’interesse del nostro si concentrò principalmente sul suonare. Suonare un rock n’ roll semplice, incisivo, come si faceva in America. Pertanto, conosciuto Paul McCartney, messi su i Quarrymen, e trasferitosi ad Amburgo con la prima versione dei giovani Beatles, i futuri Fab Four non fecero altro che cavalcare il movimento giovanile che proveniva dagli states.

John Lennon
Photo credit: WEB

I primi Beatles

Con un tale Dick Rowe che disse loro “i gruppi con la chitarra stanno per finire” (previsione degna di una sfera di cristallo graffiata), i Beatles riuscirono pian piano ad affacciarsi sul mondo della musica, sino all’esplosione della beatlemania. Fu un tripudio. Quei quattro giovani, con giacche, cravatte e con i capelli a caschetto, erano visti come i bravi ragazzi figli della borghesia. Li si voleva tramutare nei nuovi fratelli Marx, ecc. Tutte cose che a John cominciavano a star strette, ma, per fortuna, non era il solo. Anche gli altri membri della band cominciavano ad avere a noia quella notorietà nata per i motivi più sbagliati – per fare un esempio, i quattro erano tutti figli della classe operaia, non della borghesia -.

John Lennon
Photo credit: WEB

John Lennon sveste i capelli a caschetto e la cravatta

Lennon scriveva poesie sin dalla gioventù, ma i testi per le sue canzoni erano per lo più dediti al pubblico giovane che stravedeva per i quattro. Stesso dicasi per Paul McCartney. Fu la conoscenza con i Beach Boys a influenzare parecchio il sound dei Beatles – e valse il viceversa -. Assumendo il produttore dei californiani, Phil Spector, i Beatles iniziarono ad articolare sempre più le loro composizioni, anche grazie a una certa amica che a quei tempi era ancora legale: l’Lsd – del cui uso non fecero mai mistero -. La ricerca musicale, la nascente vicinanza con le filosofie indiane, portarono John Lennon e George Harrison a un sentore sempre più mistico.

La donna più odiata della storia della musica

Abbiamo già discusso del periodo dei secondi Beatles qui, pertanto, andiamo un po’ ad analizzare ciò che portò John Lennon ad essere odiato e amato da schiere di detrattori e ammiratori. Un po’ come i nostrani De André e Pasolini, il neppure trentenne John viveva già una difficile relazione con il cristianesimo, di cui amava sbeffeggiarne i seguaci – inimicandosene parecchi -. Indi per cui, dopo aver divorziato dalla prima moglie, e aver affermato in seguito che il figlio Julian avesse come vera madre una bottiglia di whisky, prendere in moglie un’artista concettuale giapponese come Yoko Ono sancì la sua definitiva rottura con il pubblico “borghese” cui era stato avvicinato in gioventù.

Siamo [i Beatles] più popolari di Gesù Cristo, adesso. Non so chi morirà per primo. Il Rock and Roll o il Cristianesimo.

Photo credit: WEB

Nascono le controversie

Fu il loro celeberrimo disco d’avanguardia, Unfinished Music n. 1- Two Virgins (1968), il quale li ritraeva completamente nudi, a generare caos. Eppure, le controversie erano solo all’inizio. Il brano Give Peace a Chance registrato nel luglio dello stesso anno, nonostante si facesse forza già di ideali che in seguito gli furono contestati come “sovversivi”, non aveva ancora quell’aura di ribellione totale. Lo stesso si può dire per Imagine, uscita all’interno dell’omonimo album del 1971.

“Imagine è virtualmente la canzone ufficiale del partito comunista: è antireligiosa, anticonvenzionale ma la gente l’ha accettata perché zuccherosa.

In guerra contro la guerra

Contenuta nel secondo album solista, Imagine rappresenta senza dubbio il lascito più famoso del John Lennon fuori dai fab four. Ciononostante, laddove il pubblico la apprezzò proprio per i suoi toni pacifisti e pacifici, ci fu qualcuno che la utilizzò come casus belli: gli statunitensi. Proprio loro, la Nazione che più di tutte aveva adottato i Beatles nel decennio precedente, si oppose a John Lennon lungo tutti gli anni Settanta. Da dove nasceva questo disappunto?

John Lennon
Photo credit: WEB

Non bisogna scavare chissà dove. John Lennon, infatti, non fece mistero della propria avversione verso la guerra del Vietnam, supportando anche la sinistra americana – anche, come detto da lui stesso, il partito comunista -. Le sue canzoni a favore di una ribellione delle masse proletarie (Power to the People, Working Class Hero), unite a chiare invettive antibelliche nascoste – mica tanto – anche dove il pubblico generalista non avrebbe cercato, come la celeberrima Happy Xmas (War Is Over), spinsero gli Stati Uniti a una continua ostilità, con diversi giornalisti che giocarono più sulla polemica di stampo musicale, creando un prosieguo della rivalità con Paul McCartney.

Marciare andava bene per gli anni Trenta. Oggi bisogna usare metodi diversi. Tutto ruota a una sola cosa: vendere, vendere, vendere. Se vuoi promuovere la pace, devi venderla come se fosse sapone. I media ci sbattono continuamente la guerra in faccia: non soltanto nelle notizie ma anche nei vecchi film di John Wayne e in qualsiasi altro dannato film; sempre e continuamente guerra, guerra, guerra, uccidere uccidere, uccidere. Così ci siamo detti “Mettiamo in prima pagina un po’ di pace, pace, pace, tanto per cambiare”… Per ragioni note soltanto a loro, i media riportano quello che dico. E ora sto dicendo “Pace.

In America non c’è posto per John Lennon

Per tutti gli anni Settanta, le continue richieste negate di una cittadinanza americana per Lennon, campeggiarono sui giornali come se fosse un argomento quotidiano. John fu integro sino alla fine. Non accettò compromessi e, parallelamente alle sue richieste verso il governo, parlò politichese anche in Some Time in New York City (1972), avvicinandosi alle pantere nere, ai movimenti femministi e alle sinistre radicali. I giornalisti, però, non demordettero: quando tra lui e Yoko ci fu una separazione di diciotto mesi, John si ritrovò in diverse serate a bere con amici della sua cerchia quali Ringo Starr, Keith Moon ed Harry Nilsson. Alzare il gomito divenne uno dei denti dolenti su cui la stampa ribatté riguardo all’affaire cittadinanza.

I cinque anni di silenzio e Double Fantasy

Fu un periodo di assestamento, con dischi come Mind Games e Walls and Bridges, entrambi di successo. In quel periodo, trasferitosi a Los Angeles, John partecipò a Young Americans di David Bowie scrivendo a quattro mani Fame. Va ricordata la loro amicizia poiché, anni dopo, Bowie raccontò come furono proprio Lennon ed Elton John a spingerlo a ritornare la via artistica della “trilogia berlinese” dopo gli anni negli U.S.A. dove abusò in ogni modo di cocaina. Nel 1975, ritornato a New York per ricominciare la propria relazione con Yoko, nacque il loro unico figlio: Sean. Forse fu quella ritrovata quiete familiare a spingerlo a cinque anni di silenzio.

E’ infatti qui che si arresta la storia del John Lennon più crudo e ribelle. Intrapreso il suo sogno di diventare un artista “recluso”, John non pubblicò nulla sino al 1980. Quegli anni, per certi versi, portarono diversi ammiratori a rivalutarne la figura. Non è un mistero che tra questi ci fosse proprio Mark David Chapman. Ma ci arriveremo tra non molto. Infatti, prima bisogna fare un’ultima tappa obbligatoria: Double Fantasy.

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Il “giustiziere” del “traditore”

Non ho paura di morire, sono preparato alla morte perché non ci credo. Penso che sia solo scendere da un’auto per salire su un’altra.

Uscito nel 1980, l’ultimo album di John Lennon, sotto molti aspetti, rappresentò un netto taglio con il passato. Le canzoni risentivano della quiete che l’artista aveva raggiunto in quegli anni. Alcuni le giudicarono “melense”, altri giunsero persino a definirlo un traditore. John Lennon, il cantore degli eroi non celebrati, il pacifista per eccellenza, era improvvisamente diventato “apatico”.

Ehi, mr. Lennon, stai per entrare nella storia!
Mark David Chapman

L’8 dicembre del 1980, Mark David Chapman, un uomo cui John Lennon aveva pure stretto la mano e chiesto un autografo poche ore prima, gli esplose contro ben cinque colpi di pistola (uno andò a vuoto). Il tutto, però, dopo avergli urlato la succitata frase. Un momento indelebile, impresso nella memoria collettiva. Ancora oggi ci si chiede perché.

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Un istante per entrare nella storia

Un fan di Lennon che uccise il suo idolo. Attanagliato da una depressione continua, affetto da una malattia mentale e, per certi versi, sentitosi tradito dal suo eroe dopo quegli anni di silenzio e dopo Double Fantasy, Chapman non fu mai effettivamente in grado di spiegare il suo movente se non con un “sentivo che era la cosa che avrei dovuto fare in quel momento”.

Un evento controverso ma iconico. Come tutta la carriera di John Lennon. Un personaggio abituato a lasciare spiazzati, a rimanere se stesso sempre, nella sua più inestinguibile integrità. Non basterebbero librerie intere di saggi per spiegare le motivazioni dietro il suo omicidio, così come non basterebbe un semplice articolo per raccontare la grandezza del sognatore dei Beatles. Un uomo che non ha mai smesso di essere ciò che avrebbe sempre desiderato essere. Neppure nell’istante della morte.

Preferisco le idee agli ideali.

Written by: Manuel Di Maggio


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