Un bon petit soldat di Stéphane Brizé
L'opera mette a nudo l'ipocrisia delle Risorse Umane, dove parole come "inclusione", "well-being" ed "empatia" diventano paraventi retorici per mascherare tagli, pressione sistematica e prevaricazioni.
Fujino è una studentessa delle elementari dotata di un talento naturale per il disegno di strisce comiche per il giornalino scolastico. La sua leadership espressiva viene messa in crisi dall’arrivo di Kyomoto, una coetanea affetta da agorafobia che non frequenta la scuola ma invia disegni dotati di una tecnica e di un realismo sbalorditivi. Dopo un’iniziale rivalità, le due ragazze si uniscono in un sodalizio artistico e umano profondo che le porterà a crescere insieme e a pubblicare i primi manga professionali. Tuttavia, un evento tragico e del tutto imprevedibile spezzerà questo legame, spingendo la protagonista a interrogarsi sulle ragioni ultime del proprio fare arte.
Kiyotaka Oshiyama firma una regia d’animazione pura e intima. Lo spazio si restringe attorno al tavolo da disegno: la stanzetta di Fujino e quella di Kyomoto diventano i micro-universi in cui si consuma l’ossessione per il dettaglio. Oshiyama sfrutta con maestria le ellissi temporali e i cambi di stagione visibili dalle finestre delle stanze per raccontare lo scorrere degli anni e le infinite ore passate a disegnare. La regia raggiunge vertici di pura poesia visiva quando la narrazione esce dagli interni e mostra le due ragazze correre sotto la pioggia o nella neve, liberando la corporalità compressa dal lavoro creativo.
Il film rifiuta l’animazione digitale iper-levigata e anonima per abbracciare uno stile grafico che lascia intravedere il tratto della matita, le imperfezioni della linea e la matericità del foglio di carta. Il design dei personaggi è espressivo, flessibile, capace di passare da toni caricaturali a momenti di straziante realismo anatomico. La fotografia gioca sui toni caldi della luce pomeridiana che illumina le scrivanie e sui contrasti delle stagioni. Il montaggio ha una frequenza ritmica perfetta, capace di accelerare nelle sequenze di montaggio creativo e di fermarsi nei momenti di silenzio e meditazione.
Il sonoro lavora in modo certosino sui dettagli dell’atto creativo: lo strofinio della matita sulla carta, il rumore del pennarello, il fruscio delle pagine sfogliate, il ticchettio dell’orologio da parete. La colonna sonora, delicata e malinconica, basata su pianoforte e archi, interviene con grande pudore solo nei momenti chiave del racconto. Il doppiaggio originale restituisce con straordinaria aderenza le sfumature della crescita, dell’insicurezza e della passione viscerale delle due giovani protagoniste.
Look Back è una delle più commoventi lettere d’amore e d’odio nei confronti del processo creativo mai realizzate. Tratto dal fumetto di Tatsuki Fujimoto (autore segnato dal trauma della strage della Kyoto Animation), il film riflette sull’arte come isolamento, come condanna all’ossessione, ma anche come unico strumento in grado di connetterci profondamente con gli altri e di elaborare il trauma dell’assenza. Il “guardare indietro” (Look Back) del titolo è sia l’atto di osservare le spalle di chi disegna accanto a noi, sia l’impossibile desiderio di riavvolgere il tempo per salvare chi abbiamo amato
Un gioiello d’animazione d’incredibile densità emotiva. Un’opera breve (poco più di un’ora), ma concentrata come un poema, destinata a diventare un classico del cinema sull’arte.

Scritto da: Andrea Lo Gioco
L'opera mette a nudo l'ipocrisia delle Risorse Umane, dove parole come "inclusione", "well-being" ed "empatia" diventano paraventi retorici per mascherare tagli, pressione sistematica e prevaricazioni.
Un omaggio alla musica afroamericana che ha segnato gli anni 60, 70 e 80 e arrivato vivo e vegeto anche ai giorni nostri.
close
Copyright © 2024 Bedda Radio - Via Civiltà del Lavoro, 15H - 94100 Enna - info@beddaradio.it
Made with ❤ by Wired People Agency
Commenti post (0)