Nina’s choice *

Scritto da il 17 Marzo 2014

Stamattina mi è capitato tra le mani un suo disco e l’ho ascoltato dall’inizio alla fine nel silenzio della stanza più silenziosa e calda della casa, rilassata come raramente riesco ad essere, e adesso mi è venuta voglia di scrivere di lei. Guardo i microsolchi del vinile e penso a quante volte le mie mani l’hanno toccato. Tante mani diverse, ma sempre le mie. Mani da bambina sognatrice, mani da adolescente disillusa, mani da liceale nuovamente sognatrice, mani da donna confusa.

Lei è Nina Simone ed io l’ascolto da quando avevo 10 anni, per questo mi sembra di parlare d’una vecchia amica adesso.

Nina ha cantato per 50 anni della sua vita.
Ha cantato il jazz, il blues, il soul, il gospel, e quando, nel 2003, è morta, io mi sono commossa, ma sul serio, al di là delle classiche commemorazioni facebookkiane o degli hashtag-necrologio simil-catena di Sant’Antonio.

Nina Simone nasce nel 1933 nella Carolina del Nord dove, fin da bambina, cantando e suonando il pianoforte in chiesa, dimostra di avere una naturale e prodigiosa inclinazione per la musica, di quelle che non puoi soffocare in nessun modo. Nina cresce e cresce di pari passo anche il suo talento, in un periodo però in cui la segregazione è già in atto e l’odio razziale degli americani bianchi per la gente di colore è un fatto assolutamente normale ma troppo difficile da sopportare per una donna che ha inciso canzoni come Mississippi Goddam, diventato un inno a celebrazione dei diritti civili umani (“All I want is equality, for my sister, my brother, my people, and me”).

Durante una delle sue prime esibizioni in pubblico, i suoi genitori sono costretti a sedere nelle ultime file della sala, poichè sono di colore, e lei, contrariata, smette di suonare rifiutandosi assolutamente di continuare. Nina ha solo dieci anni ma si vede già di che pasta è fatta: ha dentro tanta rabbia quanta audacia.

Molto tempo dopo, alla fine degli anni ’60, Nina è ormai una donna ed ha sposato totalmente la causa dei neri. L’insofferenza per le discriminazioni e i pregiudizi si fa troppo forte e non le permette più di rimanere immobile.
Diventa così una giramondo passando dalle Barbados alla Liberia, dall’Egitto alla Turchia, dalla Svizzera all’Olanda.
Questa fuga dal suo paese, corredata da un’accesa critica all’FBI e alla CIA per non essersi mostrate abbastanza interessate al problema della discriminazione razziale, diventa un forte simbolo di protesta e ribellione, ma relega i lavori della cantante afroamericana in un angolo poco in vista del panorama musicale: era raro che i suoi pezzi venissero trasmessi alla radio, in quegli anni.

Ma a lei non importa, a lei sta stretta l’America, socialmente arretrata ed ipocrita, e anche le etichette date alla sua musica (“Jazz is a white term to define black people. My music is black classical music”), così la Signora della musica nera si eclissa e rimane in silenzio per qualche tempo.

Il riscatto arriverà per vie traverse negli anni ’80, quando la sua My Baby Just Cares For Me risuonerà in uno spot televisivo firmato Chanel, e la renderà una vera icona americana della musica. Trampolino di lancio piuttosto svilente per una musicista che aveva già scritto pezzi impegnati come Four Women, in cui canta con voce graffiante di quattro donne colpite da una duplice discriminazione, quella sessista e quella razziale; o che aveva inciso un’intensissima cover di I love you, Porgy di George Gershwin. Nonostante ciò, nell’89 canterà al mondo – con orgoglio e con la sua solita voce grave e morbida – il suo ritorno alla musica con l’album Nina’s Back.

Nina Simone muore il 21 aprile 2003, dopo aver vissuto gli ultimi anni della sua vita in Francia. Oltre alla travagliata ascesa artistica, due matrimoni, un marito violento, relazioni con uomini politici molto in vista ed un amante morto ammazzato hanno contribuito a renderle la vita amara e complicata, ma quello che a noi oggi rimane è – oltre alla sua voce – la testimonianza di una donna che ha vissuto di anima, coraggio e passione, e che per la sua gente è stata una combattente, ma anche una splendida “sacerdotessa dell’anima”**.

* Nina’s Choice è una raccolta di canzoni di Nina Simone pubblicata nel 1963.

** High Priestess of Soul è un suo album pubblicato nel 1967.


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