Davide contro Golia

Scritto da il 9 Maggio 2014

Documento d’identità della Villaggio Maori Edizioni: quando, dove e come nasce. E i suoi segni particolari.

La VME nasce nel 2003 come associazione culturale. Eravamo un gruppo di studenti universitari che voleva creare una casa editrice che non chiedesse soldi agli autori (quella di chiedere soldi agli autori per pubblicare le loro opere è una pratica aberrante che in Italia è ormai una prassi). Comprammo una stampante laser con 100 euro e iniziammo a stampare racconti in tirature da cento, con un formato molto simile ai vecchi “100 pagine 1000 lire”. Li stampavamo in casa e li rifilavamo a mano con un taglierino. Era una faticaccia. Le copertine venivano inchiostrate da una stampante inkjet, e quindi bastava una goccia d’acqua a sciogliere le illustrazioni. Quando vendevamo un racconto avvertivamo il cliente che le copertine erano “idrosolubili”: la gente rideva, pagava il racconto e noi andavamo avanti. Poi abbiamo cominciato a rifilare in legatoria, quindi è uscito il primo volumetto (Biancoghiaccio, una raccolta di racconti). E, insomma, adesso è il nostro lavoro. Siamo una s.a.s., continuiamo a non chiedere soldi agli autori, cerchiamo di fare il nostro mestiere in maniera da essere utili alla società.

Trovi che nella tua Catania e – allargando l’orizzonte – in Italia oggi gli scrittori e i lettori siano abbastanza informati e sensibilizzati riguardo al fenomeno dell’editoria indipendente?

No. Non credo che a Catania ci sia molto interesse per l’editoria. E direi la stessa cosa per il resto del Paese. Dire il contrario è come prendersi in giro. Abbiamo difficoltà a leggere un testo troppo complesso, a scriverne uno semplice, a rapportarci culturalmente con la nostra realtà quotidiana. C’è una minima percentuale di lettori che ogni tanto acquista un libro. Una parte ancora minore legge una decina di titoli l’anno. Ma in generale credo che l’editoria sia il penultimo dei pensieri, per gli italiani. L’editoria indipendente dovrebbe essere l’ultimo, ad occhio e croce.

A lavorare in questo settore sono più le gioie o i dolori?

È più la fatica. Creare una casa editrice indipendente, che non ha ceduto mai a compromessi, senza il supporto di nessuno e con la sfiducia di tutti, iniziando da un investimento di 100 euro è stata una fatica che ancora adesso mi stupisco d’essere stato in grado di affrontare. Insieme al mio socio, Giuseppe Torresi, e un po’ più tardi Virginia Tagliareni. Senza due lavoratori onesti e “coriacei” come loro sarebbe stato impossibile.

Nella nascita e nella crescita della Villaggio Maori, che ruolo ha giocato il sapersi arrangiare?

È stato fondamentale. Nessuno di noi ha mai studiato editoria: abbiamo imparato il mestiere provando e sbagliando. Ma erano errori inevitabili: credo che la prima scuola di editoria in Sicilia con insegnanti “del mestiere” (vengono dal Saggiatore, dalle edizioni San Paolo, Einaudi, etc.) sia stata quella fondata da noi due anni fa. A quei tempi dove avremmo potuto imparare a fare editoria, rimanendo a Catania? Tutti gli altri editori cittadini erano e sono editori a pagamento. Siamo stati cocciuti, abbiamo dovuto arrangiarci, ed è stato fondamentale.

So che avete creato anche una collana digitale di e-book. Fa concorrenza alla carta stampata? Non credi che le dinamiche del “villaggio globale” del III millennio possano contrastare con quelle più intime e raccolte del vostro Villaggio Maori?

Io ormai leggo soltanto in ebook. Ne sono entusiasta. Credo che l’ebook sia il formato migliore per leggere un libro: la parola stampata è digitale per natura. Non è come la musica, che perde qualità nel passaggio dall’analogico al digitale. Io ascolto vinili, ma leggo libri elettronici. Ho sempre con me la mia biblioteca, spendo meno soldi, posso acquistare un libro ovunque sia. Come editore ne sono ancora più entusiasta, l’ebook elimina due degli handicap più gravi dell’editoria indipendente: la difficoltà di distribuzione e le poche risorse economiche da investire nella tiratura. Oggi i libri in digitale del Villaggio sono distribuiti a livello internazionale: è una cosa impensabile per i corrispettivi in carta, snobbati dai grandi distributori. Gli ebook possono spaventare soltanto i monopolisti dell’editoria. Ed infatti sono terrorizzati. Non vedo l’ora che nasca un vero mercato digitale del libro.

In quanto addetto ai lavori, non posso proprio risparmiarti questa domanda. Editoria indipendente ed editoria a pagamento tra dieci anni in Italia: te le immagini entrambe ai livelli odierni o prevedi cambiamenti?

Se i libri digitali diventeranno il mezzo principale per leggere, allora l’editoria indipendente non potrà che trarne vantaggi. Anche perché gran parte dell’editoria a pagamento verrà assorbita dal self-publishing, mandando in malora tutti quegli editori che hanno devastato l’editoria piccola e locale, inondando il mercato di poesie da quattro soldi. I campi da gioco saranno delimitati e chiari: da un lato la giungla del S.P., dove nessuno filtra i contenuti e magari ogni tanto può spuntare un bel libro; dall’altro le case editrici, con le loro linee editoriali, il progetto culturale, le collane. Così come dev’essere, insomma.


Opinioni dei lettori

Rispondi


Traccia Attuale

Titolo

Artista

Background
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: