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Dieci anni di La La Land: La sinfonia dei sogni spezzati che ci fa ancora sognare

today13 Agosto 2026

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Sono passati dieci anni da quando l’iconico pianerottolo del traffico di Los Angeles si è trasformato in un palcoscenico a cielo aperto. Era il 2016 e Damien Chazelle, allora trentunenne prodigio del cinema americano, regalava al mondo La La Land. Un film che non era solo un omaggio al musical della Golden Age hollywoodiana, ma un’operazione a cuore aperto sulle speranze, i compromessi e la malinconia della giovinezza; ha compiuto una parabola rara nel cinema contemporaneo: da travolgente omaggio rétro all’età d’oro di Hollywood a manifesto generazionale sulla maturità, il compromesso e la natura effimera delle relazioni.

A un decennio di distanza, la domanda sorge spontanea: La La Land è invecchiato bene? La risposta è un perentorio sì. Anzi, il tempo gli ha donato un’ulteriore sfumatura di maturità.

Un’illusione a ritmo di Jazz

A prima vista, La La Land sembrava il classico Musical: Ryan Gosling nei panni di Sebastian, un purista del jazz ostinato e malinconico, ed Emma Stone (straordinaria, premiata con l’Oscar) in quelli di Mia, un’aspirante attrice soffocata dai provini andati male. La chimica tra i due, il contrasto visivo tra i viola e i gialli saturi della fotografia di Linus Sandgren, e la colonna sonora travolgente di Justin Hurwitz avevano l’effetto di una droga visiva e sonora.

Eppure, a distanza di anni, appare evidente come il film sotto le coreografie impeccabili e i duetti al tramonto sulle colline di Griffith Park, nascondeva un’anima profondamente realista e quasi spietata.

“Here’s to the ones who dream, foolish as they may seem…”

L’amore ai tempi dell’ambizione

Mentre i musical classici di Jacques Demy o Gene Kelly finivano quasi sempre con un trionfo d’amore, Chazelle compie una scelta narrativa coraggiosa: pone l’ambizione personale sopra il romanticismo.

Mia e Sebastian non si lasciano per mancanza d’amore o per un tradimento, ma perché la vita reale richiede delle scelte. Il successo ha un prezzo, e quasi mai permette di portare con sé tutto ciò che si è amato lungo la strada.

Il celeberrimo finale — quella sequenza alternativa di 10 minuti di pura fantasia visiva e musicale — rimane uno dei momenti più commoventi e geniali della storia del cinema recente. È l’affresco di quello che sarebbe potuto essere, un soffio di nostalgia pura prima che un semplice sguardo d’intesa, al buio di un locale jazz, chiuda il cerchio sul mondo reale.

L’eredità dopo un decennio

A dieci anni dalla sua uscita, La La Land rimane un caposaldo del cinema degli anni ‘2010 per tre motivi fondamentali:

  • Ha ridefinito il Musical moderno: Ha dimostrato che un genere considerato “vecchio” poteva parlare direttamente alla Gen Z e ai Millennials, affrontando la precarietà emotiva e lavorativa contemporanea.
  • Un’intesa leggendaria: La coppia Stone-Gosling si è definitivamente consacrata nell’immaginario collettivo al pari di grandi duo del passato come Fred Astaire e Ginger Rogers.
  • La musica come personaggio: I temi di Hurwitz (City of Stars, Mia & Sebastian’s Theme) sono diventati classici istantanei, brani che ancora oggi evocano una dolce amarezza al primo ascolto.
  • Mia (Emma Stone) incarna la frustrazione di un’aspirante attrice soffocata da provini umilianti e rifiuti seriali.
  • Sebastian (Ryan Gosling) rappresenta il purismo idealista e quasi ossessivo di un musicista che tenta di salvare un genere (il jazz) in un mondo che sembra averlo dimenticato.

La chimica tra Stone e Gosling è il motore emotivo della pellicola: la loro intesa non si basa sulla perfezione stilistica del ballo o del canto, ma su una naturalezza e vulnerabilità che rende la loro storia d’amore autentica.

La colonna sonora: L’anima del film

La colonna sonora firmata da Justin Hurwitz resta il cuore pulsante e duraturo del film. Brani come City of Stars o Audition (The Fools Who Dream) non sono semplici intermezzi, ma veri e propri veicoli narrativi. La melodia ricorrente al pianoforte funge da filo conduttore emotivo tra i due protagonisti, evolvendosi insieme alla loro relazione.

Ciò che eleva La La Land a classico moderno è la sua sequenza finale. Il celebre piano sequenza del “sogno alternativo” — un’epifania visiva di ciò che avrebbe potuto essere se le scelte fossero state diverse — non offre un facile lieto fine romantico.

Il messaggio di Chazelle a dieci anni di distanza appare ancora più chiaro: i sogni richiedono un costo. Mia e Sebastian ottengono esattamente ciò per cui hanno lottato, ma la realizzazione personale passa inevitabilmente attraverso il sacrificio del loro legame. Lo sguardo d’intesa finale tra i due al club non trasmette amarezza, ma una matura e grata accettazione.

A 10 anni di distanza, La La Land non ha perso un solo grammo della sua magia. È un film che continua a parlare a chiunque abbia mai inseguito un sogno, pagandone il prezzo. Un’opera luminosa e dolorosa, un capolavoro senza tempo una vibrante ode a tutti coloro che continuano a sognare, consapevoli della bellezza e della malinconia che ogni scelta porta con sé che ci ricorda che, anche se non tutti i finali sono da favola, il viaggio vale sempre la pena di essere ballato.

Scritto da: Andrea Lo Gioco


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