La Grazia – Venezia 2025
Dopo le atmosfere sognanti di Parthenope, Sorrentino ha spiazzato tutti con "La Grazia", un'opera che molti critici hanno definito il suo "testamento spirituale e politico"
Sotto la guida di Potsy Ponciroli, il film si spoglia di ogni fronzolo per tornare alle radici del cinema: l’immagine e il movimento. Ecco perché questa pellicola è uno dei migliori revenge-movie degli ultimi anni.
TRAMA
John Miller (interpretato da Alan Ritchson), un operaio di Detroit onesto e taciturno, vede la sua vita distrutta quando viene incastrato per un crimine che non ha commesso. Dietro l’intrigo c’è un potente boss della malavita locale, motivato da ragioni personali e gelosia. Dopo anni passati in un duro regime carcerario, anni che lo hanno forgiato fisicamente e indurito nello spirito, Miller viene finalmente rilasciato. Ma non cerca una nuova vita: cerca giustizia.
Senza il supporto delle parole, Ritchson offre la prova più matura della sua carriera: qui diventa una maschera di dolore, rimpianto e ferocia. La sua recitazione passa attraverso la tensione dei muscoli e la stanchezza dello sguardo. L’ attore riesce a comunicare una narrazione complessa solo con la presenza scenica, rendendo il suo Miller un antieroe tragico e indimenticabile. La scelta radicale del regista? Eliminare quasi totalmente i dialoghi.In assenza di dialoghi, il suono diventa il vero co-protagonista. Ogni rumore, timbro è amplificato: il respiro affannato, lo stridore dei freni, il rumore sordo dei colpi proibiti e il ruggito dei motori. Questa “sinfonia meccanica” trascina lo spettatore dentro la macchina della vendetta, creando un coinvolgimento fisico che raramente si prova al cinema. Ponciroli conferma di essere un regista di talento, dimostrando una gestione dello spazio e del ritmo impeccabile. Ogni inquadratura è studiata per raccontare un pezzo di storia. La Detroit di Motor City non è solo una città, ma un personaggio pulsante, un labirinto metallico dove la giustizia è un concetto arrugginito ma ancora tagliente. La fotografia, cattura la bellezza brutale della decadenza urbana con una grana che ricorda i cult degli anni ’70. Nonostante il silenzio, il film non annoia mai. È una scarica di adrenalina costante, precisa come un ingranaggio.
Scritto da: Andrea Lo Gioco
Dopo le atmosfere sognanti di Parthenope, Sorrentino ha spiazzato tutti con "La Grazia", un'opera che molti critici hanno definito il suo "testamento spirituale e politico"
Un omaggio alla musica afroamericana che ha segnato gli anni 60, 70 e 80 e arrivato vivo e vegeto anche ai giorni nostri.
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