Tutti a teatro: “Petra”, tra tradizione e innovazione

Scritto da il 14 Settembre 2020


Nell’offuscamento generale una cosa è chiara

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A piccoli passi, dopo il blocco dovuto alla pandemia, l’arte sta cercando di riconquistare una propria dimensione nella città di Enna. L’associazione “Garage Arts Platform”, sita in Enna Bassa, si è fatta promotrice di questo ritorno a teatro e, nelle giornate di lunedì 14 settembre e martedì 15
settembre, ospiterà lo spettacolo “Petra primo passo”, portata in scena da Mauro Lamantia e Sergio Beercock. Completano il quadro dei partecipanti le due assistenti alla regia Noa Di Venti e Gaia Cappa. Ricordiamo che l’ingresso è riservato solo ai soci.


Ispirata dal romanzo “I fatti di Petra” di Nino Savarese, propone di portarne in scena una rivisitazione moderna e a tratti sperimentale, servendosi di campionamenti e di elettronica. Contestualmente, l’associazione Garage con la curatrice Laura Fattorini, organizzerà una mostra con protagonisti due artisti internazionali: Veronique Torgue e Andrea Marinelli, le cui installazioni saranno esposte nel salone principale del locale. Le loro opere sono state principalmente ispirate dalla ruralità della campagna ennese dove hanno posto il loro domicilio per una decina di giorni, lavorando con materiali agricoli (come recinsioni e quant’altro).


“Il Garage nasce dall’idea di dare degli stimoli alla città – afferma Claudio Renna, uno dei fondatori dell’associazione – e anche, sotto certi aspetti, a noi stessi. In una notte di chiacchiere tra amici su Skype, poiché in parecchi ci ritrovavamo sparsi, chi a Milano, chi a Berlino, ecc., abbiamo deciso di creare questa nuova realtà. Il tutto è nato quando Mario Margani [altro fondatore dell’associazione, ndr] mi ha proposto di fare un intervento al Lago di Pergusa, cui io ho risposto con una controproposta, illustrandogli la mia idea di metter su un’associazione di questo tipo.


“La collaborazione con Mauro – prosegue Renna – nasce undici anni fa, quando abbiamo aperto il Garage. Allora mettemmo in scena uno spettacolo teatrale in cui riprendevamo ‘Le Città Invisibili’ di Calvino nella quale si parlava di una città zeppa di immondizia, cercando di denunziare un po’ la
trascuratezza nella gestione dei rifiuti che attanagliava Enna in quel periodo. Dopo undici anni, fatto il suo percorso accademico, Mauro era in cerca di un luogo dove provare e fare residenza per questo suo progetto e l’ha proposto a noi. È passato un anno, i partecipanti si sono ridotti a quattro laddove inizialmente erano dieci, ma alla fine sono riusciti a portarlo alla luce”.

Infine, ci siamo concessi un’intervista con i protagonisti:


BR: Da dove nasce l’idea di Petra?
ML: Tempo fa ho aiutato mia zia a sistemare una bellissima libreria avuta in eredità. In mezzo a tutti quei libri trovai una vecchia edizione di “Rossomanno” “I Fatti di Petra” e “Il Capopolo” di Nino Savarese. Ho pensato subito che fosse l’occasione giusta per avvicinarmi a uno scrittore
ennese che per me, fino a quel momento, era stato soltanto il…nome di una scuola media! Portai quel libro con me e quando ho iniziato a leggere “I Fatti di Petra” ho sentito immediatamente una connessione con quel testo. Appena ho finito di leggerlo mi sono detto: devo farne qualcosa a teatro! Ed eccoci a questo primo esperimento. Lo spettacolo si chiama “Petra Primo Passo”, proprio come un primo passo che si fa quando si inizia a danzare: lo concepisco infatti come l’inizio di un percorso di ricerca.

BR: Parlando poc’anzi con Claudio, e, convivialmente tra di noi, è emerso che questa trasposizione abbia avuto una gestazione lunga e travagliata. Qual è stata la sua evoluzione in tutto questo tempo?
ML: Son quasi due anni che penso ininterrottamente a questo progetto. Leggo e rileggo i romanzi, il teatro e altri scritti di Nino Savarese. Ho voluto conoscere quanto più possibile questo autore (che ho trovato vicino in un modo intenso). L’anno scorso ho sentito la necessità di lavorare su alcuni
pezzi de “I Fatti di Petra” insieme ad altre persone, così da permettere alle idee di prendere corpo. Grazie alla disponibilità grande di Claudio Renna e di Mario Margani e alla generosità preziosa di Noa Di Venti, Franz Cantalupo, Sara D’Angelo, Sergio Beercock, Elisa Di Dio e Gaia Cappa, abbiamo fatto una residenza teatrale di cinque giorni al Garage Arts Platform. Sono stati dei momenti importantissimi per me, abbiamo lavorato splendidamente. Durante quest’ultimo anno, poi, in alcuni momenti di pausa, ho sentito il profondo bisogno di continuare questo lavoro. Così sono andato avanti da solo. Quest’estate, infine, ho coinvolto Sergio Beercock con l’intenzione di lavorare col suo mondo sonoro e la sua poetica. Ma Sergio è diventato un dramaturg, un regista, un maieuta, presenza indispensabile, così come lo è diventata quella di Gaia Cappa e Noa Di Venti che con loro sguardo esterno sono praticamente fondamentali. Sono rimasto commosso dal loro coinvolgimento. E così il mio progetto non è più mio, ma è nostro.
SB: Mi viene di aggiungere che soprattutto nella fase attuale di allestimento, siamo stati investiti da un’ondata di amore per il progetto. Tantissime persone attorno a noi si sono mobilitate per far sì che “Petra Primo Passo ” avvenisse, in un periodo così confuso e controverso come il “post-lockdown”: Claudio Renna e Laura Fattorini in prima linea con noi al Garage; Salvatore Trovato che ci ha donato con un entusiasmo gigante il materiale per la costruzione della platea in sala (sì, abbiamo letteralmente costruito noi la platea, a mano), il Comune che ci ha fornito le sedie; le madri, zie, i padri di tutti che ci sostengono e che timidamente ci vengono a trovare per sapere se “abbiamo bisogno di qualcosa”. Tutto questo è Petra Primo Passo, per quello che mi riguarda: pensavamo di fare uno spettacolo, e invece abbiamo costruito una comunità, la più grande vittoria di tutte.

BR: Petra è un luogo fittizio cui Nino Savarese diede i connotati di Enna. Avete mantenuto un certo tipo di legame con la nostra cittadina, sebbene non ci abitiate da tempo? C’è stato un qualcosa che vi ha spinto e che tuttora vi spinge a raccontarla secondo una certa sensibilità?
ML: È proprio il legame che Savarese sottende tra Petra ed Enna e quello fra Enna e me ad avermi spinto a lavorare su questo progetto. Sono visceralmente innamorato del mio luogo d’origine e per questo lo amo e lo odio tantissimo. Questo significa che “ce l’ho addosso”, mi appartiene
indelebilmente e pertanto devo farci i conti, nel bene e nel male. Ovunque io vada porto con me Enna, nel mio cuore, nel mio immaginario, così come Marco Polo dice di portare con sé Venezia e di pensare a Venezia ogni qualvolta racconta delle città di cui parla al Gran Khan ne “Le città invisibili” di Italo Calvino. La cosa più bella è stata avvertire lo stesso legame in Sergio, Noa e Gaia e poterlo condividere con una profondità di intenti e di approccio rari. Nel lavoro sono confluite le declinazioni personali di ognuno di noi quattro riguardo a questo legame specifico, le nostre storie personali hanno contribuito in modo struggente alla costruzione dello spettacolo.

BR: La musica di Sergio, la quale egli stesso in diverse interviste e concerti ha dichiarato essere ispirata alle radici folk inglesi, ritenente si sposi bene con le tradizioni ennesi di cui Nino Savarese rappresenta uno dei massimi esponenti?

SB: Le radici folk inglesi sono state ormai assorbite nell’amalgama del mio nuovo sound, elettronico, potentemente vocale e corporale, ambientale. Il lavoro che ho intrapreso con Mauro è più legato al sound design e all’elettronica di ispirazione recente: Nicholas Jaar, Nicola Cruz, Trentemøller, Apparat, per fare alcuni nomi più conosciuti. Campioniamo tutto dal vivo: nulla di ciò che si sente in scena è pre-registrato, tutto viene registrato in tempo reale con l’uso di una loop-station multieffetti e mixer. Questo ci ha aiutato a valorizzare ancora di più il valore rituale, mitico
della performance, di lavorare sui suoni del dialetto e dell’accento ennese (anche questi ultimi sono rito e mito), e di trasformarli letteralmente in musica contemporanea.

BR: Domanda un po’ più indiscreta per concludere: c’è già qualcosa in cantiere per il futuro che vi sentite di anticiparci?
SB: “Tante belle cose”, come si dice qui.


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