Talent Show: date annullate e vendite disastrose

Scritto da il 28 Marzo 2017

La notizia, per chi segue il panorama musicale a 360 gradi, potrebbe sembrare abbastanza scontata e, a detta di qualcuno, era solo una questione di tempo. Ma in Italia, si sa, si vive di moda e c’è una naturale tendenza a volere cavalcare a tutti i costi il cavallo vincente; solo che il cavallo, alla fine, si è stancato, e ha rallentato, fino a fermarsi quasi del tutto. Nel nostro Paese la metafora riguarda quella forma di intrattenimento televisivo volta alla ricerca disperata di “qualcuno” da lanciare nel panorama musicale, chiamato “talent”. Di per se, l’idea di base non era neanche male: fu Maria De Filippi a portare sul piccolo schermo, nei primi anni 2000, il format, mettendo in piedi una vera e propria scuola di giovani promesse provenienti dal mondo della recitazione, della danza e del canto. Sarebbe poi spettato al vincitore, o alla vincitrice, farsi largo per sfondare e diventare un professionista del settore. Il risultato, manco a dirlo, è stato impietoso: alzi la mano chi si ricorda di qualcuno che ha partecipato alle prime edizioni di Amici, magari vincendo, e che oggi stia ancora su un palco. Nessuno. Ma andiamo oltre. Passano gli anni, Amici è un format ormai solido e altre emittenti cominciano a puntare sul talent. Nascono i vari X Factor, The Voice e altri surrogati minori di scarso successo televisivo; lo share televisivo e la risonanza mediatica diventano appetibili anche per le etichette discografiche, che vedono in questi spettacoli una fonte di guadagno. La contropartita è, ovviamente, un contratto con la casa e una serie di obblighi che il partecipante deve rispettare negli anni successivi. Ecco il danno! A parte gli obblighi, la naturale selezione che c’era nei primissimi anni dei talent, oggi è stata completamente annullata. Prima dovevi farti largo, e nessuno ha mai sfondato, oggi vai direttamente a Sanremo e hai già un calendario di date in giro per l’Italia. Si chiama illusione del successo. Tralasciando il fatto che oggi a Sanremo non ci si va per bravura, e che la musica italiana vive ormai dei dinosauri del giurassico, finora il periodo successivo alla vincita del talent è stata una specie di gallina dalle uova d’oro per tutti questi ragazzi (e per i discografici!)

Oggi, però, i dati sono disastrosi. L’ultimo caso è quello di Elodie, classificatasi seconda ad Amici 2016, che ha annullato il suo concerto all’Alcatraz di Milano, ufficialmente per motivi tecnici. Il caso suona strano, se consideriamo che il vincitore di quella edizione, il gigante Sergio, aveva annullato le sue date pochi mesi prima per impegni imprevisti con la sua etichetta discografica. La realtà, secondo noi, è un’altra: il talent è ormai morto e lo dimostrano i dati e i fatti.

Tra quelle che consideriamo ormai meteore c’è, ad esempio, Lele, terzo classificato dietro Elodie e Sergio, classificatosi primo a Sanremo giovani, che dopo soli due mesi è uscito dalla Top 100, dove sono presenti ancora canzoni dei Pink Floyd di quarant’anni fa! Non va meglio ad altri personaggi, come i Dear Jack, Alessio Bernabei, i Kolors, Moreno (finito sull’Isola dei Famosi) e Marco Carta. Per adesso, a resistere sono solo Emma, Annalisa e la Amoroso.

Sul fronte X Factor la “musica” non cambia. Gli ultimi vincitori, i Soul System, ospiti a Sanremo in un duetto con Sergio, non hanno di certo brillato in quanto a performance; Gio Sada è finito a doppiare un cartone mentre Lorenzo Fragola è praticamente scomparso. Chiara, una delle carte vincenti del format, ha toppato a Sanremo: brano uscito sia dalla Top 100 che dalla classifica degli album.

Si è invece reinventato youtuber Michele Bravi.

Tutti i nomi che abbiamo citato, e ne mancano ancora tanti, annullano date e non riempiono più i locali. Tradotto in parole povere: la gente non paga per andare a sentirli. Nel frattempo, come dicevano i Queen, “the show must go on” e allora ecco che il talent cerca di reinventarsi: escono dei giudici e se ne chiamano di altri, magari più famosi e vincenti, cambiano i media partner, ossia le radio. Insomma un disperato tentativo di volere mantenere in vita un morto che cammina. La cosa che maggiormente dovrebbe essere attenzionata, a nostro avviso, è comunque il fatto che le luci della ribalta possono essere una pia illusione per questi ragazzi, ai quali viene fatto credere che per arrivare in alto basta cavalcare il “cavallo” talent. Qualche dato vogliamo comunque darlo. In Italia, per vincere il Disco d’Oro, basta vendere 25000 copie; in Gran Bretagna, la BPI stabilisce che per vincerlo, il singolo deve vendere 400.000 copie! Il confronto è impietoso, se consideriamo che 25000 sono le copie che Ed Sheeran, attualmente in testa alle classifiche mondiali, distribuisce alla stampa per le recensioni.

A voi le conclusioni.


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