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Frankenstein – Venezia 2025

today12 Settembre 2025

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Il Frankenstein di Guillermo del Toro è stato indubbiamente l’evento più atteso e discusso di Venezia 82. Presentato in Concorso nel settembre 2025, il film rappresenta il coronamento di un sogno lungo una vita per il regista messicano, che ha finalmente dato la sua versione definitiva al mito di Mary Shelley.

TRAMA

Il film si apre nel 1857. Una nave danese, la Horisont, è bloccata tra i ghiacci del Polo Nord. Il capitano Anderson (Lars Mikkelsen) soccorre un uomo in fin di vita: è il barone Victor Frankenstein (Oscar Isaac), che appare devastato e possiede una gamba meccanica. Poco dopo, la nave viene assalita da una forza sovrumana: è la Creatura (Jacob Elordi), un essere imponente e apparentemente immortale che esige la consegna del suo creatore. Victor, consapevole della fine imminente, inizia a raccontare la sua storia al capitano e al medico di bordo. Un flashback ci riporta anni prima. Victor è uno scienziato brillante ma arrogante, ossessionato dall’idea di sconfiggere la morte. Nel suo laboratorio, tra dettagli anatomici e ingranaggi, prende forma la sua creazione. Attraverso un complesso sistema di conduttori d’argento e fulmini, Victor dà la vita a un corpo composto da diverse parti umane. Ma non appena l’essere apre gli occhi, Victor ne resta inorridito. Non vede la meraviglia della vita, ma un fallimento estetico e morale. Abbandona la Creatura al suo destino, lasciandola sola a confrontarsi con il freddo, la fame e l’odio del mondo. Mentre Victor tenta di rifugiarsi nella sua vita borghese con la promessa sposa Elizabeth (Mia Goth), la Creatura vive un’odissea di dolore.

Del Toro non ha cercato di fare un film horror convenzionale; ha trasformato il capolavoro della Shelley in una fiaba gotica malinconica, un dramma esistenziale che esplora il confine tra l’umano e il mostruoso. Il film si distingue per un uso pittorico delle scenografie. La fotografia di Dan Laustsen divide il film in due mondi: l ‘oscurità del laboratorio e del castello in contrapposizione al bianco delle scene finali all’ Artico, dove avviene il destino tragico dei protagonisti. Il Frankenstein di Guillermo del Toro è un’opera sontuosa e profondamente empatica. È il film che Mary Shelley avrebbe voluto vedere: non un racconto di terrore, ma una preghiera per gli esclusi e gli imperfetti.

Written by: Andrea Lo Gioco


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